Il giorno del lancio dell’iPad Walter Mossberg del Wall Street Journal disse:

Dopo averlo usato per diverse ore, credo che questo splendido device con touch screen di Apple abbia le potenzialità per cambiare profondamente il mercato dei pc portatili, e sfidare il primato dei laptop. Forse potrebbe addirittura aprire la strada a un cambio di interfaccia, sostituendo quella attuale basata sull'utilizzo del mouse con una multi touch basata semplicemente sulle dita.

Walter Mossberg

La vera innovazione legata alla semplicità d’uso di questo nuovo tipo di interfacce è stata quella di riuscire ad impacchettare tutte le funzioni del telefono, e poi del tablet, dentro tante App, posizionate sullo schermo in maniera semplice ed ordinata, tante piccole icone luccicanti, ognuna con le sue funzioni da svelare al semplice tocco dell’utente.

Il nuovo sistema non permetteva, e non lo fa tutt’ora, all’utente una completa gestione dei file, delle immagini e della musica, come d’altronde già era successo con l’iPod e iTunes, obbligandolo ad utilizzare ogni singola App dedicata per gestire i relativi contenuti. Le immagini si troveranno sempre e soltanto dentro l’applicazione “Immagini”, tutta la musica ordinata automaticamente per artista, album o brano, sarà dentro l’applicazione “Musica”, e così via.

Tutto questo all’inizio è stato criticato, sopratutto dagli utenti più esperti che si sono sentiti privati di una libertà a cui erano abituati con i vecchi sistemi, ma poi in molti si sono accorti che il sistema di gestione era stato ben pensato, ed hanno deciso di “lasciarsi privare” di questa libertà a favore di una semplicità d’uso del tutto nuova.

Tutto questo si è rivelato essere l’arma vincente per un altro successo di un azienda che ha investito tantissime risorse nella creazione di prodotti pensati per gli utenti (user centered), progettati per funzionare bene. In molti ancora ignorano quanto sia importante il ruolo che le interfacce hanno avuto ed hanno tuttora, in questo tipo di prodotti.

Nativi digitali

Il termine “nativo digitale” (in lingua originale “digital native”) viene coniato da Marc Prensky, nel suo “Digital Natives Digital Immigrants” pubblicato nel 2001, per indicare la prima generazione di bambini cresciuti a stretto contatto con le tecnologie digitali come i computer, i videogiochi e i telefoni cellulari. I nativi digitali nascono parallelamente alla diffusione in larga scala dei PC a interfaccia grafica e dei sistemi operativi a finestre.

Questi individui rispetto agli altri hanno un diverso approccio mentale verso le nuove tecnologie. Spesso ignorano le tecnologie del passato e riescono in poco tempo a padroneggiare un nuovo prodotto anche senza averlo mai conosciuto perché riconoscono istintivamente movimenti, simboli e funzionalità comuni ad altri oggetti digitali.

Generazione touchscreen

Sempre secondo Prensky il termine ha assunto un nuovo significato nell’aprile del 2010, dopo l’uscita del primo iPad. L’iPhone era già stato una grossa tentazione, ma era ed è un dispositivo troppo personale, si tende ad essere molto gelosi dei propri telefonini, inoltre lo schermo è piccolo perché i bambini riescano ad utilizzarlo facilmente. L’iPad invece, essendo più grande, ha un’attrattività maggiore ed è perfetto per un uso più familiare, una sorta di dispositivo per la casa.

«Prima i bambini dovevano aspettare che fossero i genitori a insegnargli come usare un mouse o un telecomando, avevano difficoltà a capire il collegamento tra quello che facevano con la mano e quello che succedeva sullo schermo. [...] Il touch screen segue la stessa logica del sonaglino e dei blocchi da costruzione: il bambino tocca e succede qualche cosa.»2

É sconcertante la facilità con cui bambini di 2 anni riescono a giocare con dispositivi del genere, il potere reale di questi strumenti, come abbiamo visto, è dato da una nuova concezione di interfaccia. Questo può aver disorientato molti “vecchi utilizzatori”, ma ha aperto le porte a tantissime altre categorie di utenti, dai bambini, ai “tardivi digitali”3, agli utenti con disabilità.